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martedì 7 luglio 2009

Ora basta.

E così, dopo la morte di mio nonno (persona sì speciale, e parlerò di lui prossimamente), in seguito all'esplosione delle taniche di GPL a Viareggio e la conseguente morte di 22 persone con altrettanti feriti, dopo un nubifragio a Milano che distrugge tutto ciò di valore che c'è in una cantina, mi vedo alla televisione una ventina di pretacci, vescovi e altri componenti di questa mafietta che continuano a ripete che non vi è solo il caso, ma che esiste una volontà superiore, un progetto divino che comporta anche l'uccisione di innocenti, che se quella ragazza è rimasta sola (essendole morti tutti i parenti) c'è un motivo che ora noi non possiamo spiegarci, ma che un giorno, nella vera vita, quella ultraterrena e spirituale, potremo comprendere.
Io mi sento offeso, offeso da una spiegazione bigotta e chiusa, che si mantiene sulla superificialità, che risponde ad ogni domanda con "è opera del Signore", che dinanzi alle ingiustizie reagisce sempre allo stesso modo: ringrazia Dio per il suo dono (in questo caso, dono di morte). Ma siamo realisti per una buona volta! Basta sentirmi dire e ripetere teorie e idee di una mentalità retrograda ed obsoleta, anacronistica e ormai non più coerente con la nostra dimensione, una filosofia di vita basata sui valori cristiani di secoli fa, quando la scienza ancora non poteva dar risposta ai fenomeni; e ora me le sento ancora le vecchie di paese, cresciute in una morale cattolica (senza mai un'istruzione adeguata), che ringraziano il loro dio per averle salvate (è la fede, dicono loro) quando però rimango di merda nel vedere quelle bare bianche e tutte quelle salme che vengono portate via, quelle salme di persone che erano lì per caso e che sono state bruciate vive, persone che correvano come fossero torcie umane. E questo sarebbe il dono? Voi credenti abbiate rispetto per chi non crede, abbiate rispetto per chi crede che la vera vita sia questa che viviamo, e non di un'ipotetica seconda vita dopo la morte.
Perché anche quel prete che dice "beato lui che ora comprende davvero il significato della vita" rivolgendosi a mio nonno, morto il giorno prima, quel prete dicevo, sono sicuro che pregherebbe il signore di tenerlo vivo, se mai si trovasse anch'egli sotto i ferri durante un'operazione chirurgica.

3 commenti:

F.M. ha detto...

[from facebook]

Volevo semplicemente dare il mio parere cliccando su un banale "mi piace", ma mi sono improvvisamente resa conto che sarebbe stato fottutamente troppo comodo, un po' come quelli che in risposta ad un discorso di un'ora e mezza rispondono con un cenno della testa, troppo, troppo semplice.
Anche io ho visto i funerali in tv questa mattina e anche io ... Visualizza altrone sono stata disgustata, disgustata dall'ipocrisia, dal'ignoranza, da tutto e da tutti.
Io credo che sista un dio, ma credo in un dio buono che vuole la felicità di chiunque, non un dio-Killer che per giungere ai propri fini compie uno "sterminio di innocenti".
Perchè alla fine la chiesa dice questo, no? Dio ci ama tutti. Però decide di ucciderne un po di questi "tutti". E allora come si può pretendere che io creda ad una voce che si contraddice da sola?
Complimenti per l'intervento, davvero molto bello, e condoglianze per tuo nonno, anche io ho perso il mio parecchio tempo fa', mi dispiace molto.

Anonimo ha detto...

Caro Alessandro,
innanzitutto condoglianze profonde e dal cuore.
Anche io oggi ho guardato (una parte solamente per la verità) la cerimonia funebre e l'omelia mi è parsa fuori tono, soprattutto con l'accostamento fuoco reale-simbolico: una serie di metafore poco felici senza dubbio tanto che ho spento.
Ti invito però a non banalizzare: io sono cattolico ma non ho sicuramente le certezze granitiche che alcuni hanno e sventolano; tanto per intenderci non sono uno di quelli "fieri di essre cattolici e se ne vantano": la religione è un fatto così intimo e così profondo perchè cerca di rispondere a grandi domande e a colmare l'infinito che nessun uomo può capire. Ecco allora che cattolicesimo non è semplificazione assoluta e non è "pretacci" ma è soprattutto il messaggio di Cristo, l'amore e la misericordia, il perdono, il valore della Pace. Le speculazioni successive lasciano un po' il tempo che trovano e anche la saggezza popolare, in quanto tale, non deve essere presa a canone assoluto.
La cosa migliore per comprendere la vita è avere spirito critico, dubbi, ricercare: chiunque si siede su certezze inossidabili finisce per impantanarsi cattolico o ateo che sia.
Non c'è nessun Dio-killer che salva e condanna e non c'è nemmeno un Dio do-ut-des del tipo prego stasera e domani non mi interroga: questa roba non c'entra con il cattolicesimo e non centra con nessuno grande monoteismo ovvero l'espressione religiosa più alta.
Non bisogna cercare di capire tutto perchè non si può fare (l'uomo non comprende gli infiniti numeri che ci sono tra lo zero e l'uno, ti pare possa comprendere altri infiniti?!) e soprattutto non bisogna chiedere dove è Dio solo quando succedono le peggio cose: così è farla troppo facile, non credi?
Mi sono sentito di scriverti perchè sei un ragazzo pensante.
Ancora condoglianze, un abbraccio.
Marcello Bramati

"che"_sto_anch'io ha detto...

Ciao Marcello,
ti ringrazio per le tue condoglianze e per il tuo intervento sul blog.
So bene che questa che c'è ora, questa religione dal cuore malato e dall'anima corrotta, non è sempre stata così. O almeno, il messaggio di Cristo (se si parla di religioso cristiana appunto) è completamente diverso dal messaggio (ahimè, solo mediatico) che la Chiesa Cattolica sta da tempo cercando di inculcare nella mente di coloro che, per varie ragioni, non hanno una cultura alle spalle o che magari non hanno mai filosofeggiato, cercando di spiegarsi il perché di alcune cose, ricercando il proprio ego, la propria coscienza all'interno di uno specchio più ampio attraverso un'entità superiore che possa rispondere a tutto, alla quale si possa ricollegare ogni cosa. Il messaggio di Cristo tende infatti a insegnare a porgersi la mano, ad aiutare il prossimo, a credere in Dio padre buono e onnipotente; è un messaggio di pace, di fratellanza, di un primo esperimento di socialismo sociale, così lo chiamo io, all'interno di una mentalità anarchica che solo un personaggio come Gesù poteva avere, colui che si oppose alle autorità del tempio per portare con sè il messaggio d'amore del padre.
Ma purtroppo la storia ci insegna che i messaggi vengono brutalmente modificati, le radici profonde di una realtà nata dalla pace e dalla convivenza fraterna (e tutte gli altri termini riconducibili alla radice cum + vivo / sento, il sentire/vivere insieme nella stessa comunità di fratelli e sorelle) estirpate e appiattite, fino a commettere gli atti più
atroci in nome di Dio.
Ogni religione monoteista, a livello teorico, pone come fondamenta dei grandi valori che si basano su una coscienza di sè con sè e per sè all'interno appunto, come dicevo prima, di un
panorama più vasto; si è persa però, a mio parere, quell'intimità tra se stessi e la divinità (e anche tra sè e sè), fino a banalizzare la religione e il dialogo interiore con semplici frasi da ripetere in chiesa con altre centinaia di persone che probabilmente non hanno appresso al massimo il significato della religione, ma che continuano imperterriti a ripetere, ripetere e ripetere quelle maledette filastrocche un po' antiquate, convinti che potranno servigli in vita e post vita.
Spero di essere stato abbastanza chiaro data l'ora in cui mi sono messo a scrivere.
Ti ringrazio molto per il complimento che più apprezzo: ragazzo pensante.
Spero di trovare altri tuoi interventi (tuoi e di altri) sul blog, così da renderlo non solo un luogo virtuale letto da diversi visitatori, ma anche occasione di dialogo e scambio culturale.

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